
L'obiettivo di questo corso è quello di approfondire gli aspetti caratterizzanti la patologia e le conseguenti fratture da fragilità, fornendo indicazioni diagnostiche e terapeutiche. Saranno inoltre illustrate le Linee Guida, messe a punto dalla Commissione SIOT per l'osteoporosi, che sono focalizzate sulla gestione delle fratture da fragilità ossea e che riportano raccomandazioni per chirurghi ortopedici.
MODULO 1 - ONLINE
Inquadramento dell’Osteoporosi Severa e delle fratture da fragilità
MODULO 2 - ONLINE
Linee Guida Commissione SIOT per l'osteoporosi sulla corretta gestione delle fratture da fragilità ossea nell'Osteoporosi Severa
1. Osteoporosi e Osteoporosi Severa: definizione e dati epidemiologici
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l'osteoporosi severa una condizione clinica caratterizzata dalla presenza di fragilità scheletrica (osteoporosi) e di una frattura (Fx) ad essa correlata (frattura vertebrale, femorale o in altra sede). Per severità dell'OP si sottintende, oltre alla presenza delle fratture, anche la compromissione significativa della QoL, dell'attività di vita quotidiana (disabilità), dell'autonomia globale, dell'incremento del rischio di Fx o ri-Fx o dell'incrementato rischio di mortalità.
Dati epidemiologici indicano che l'osteoporosi colpisce il 40% delle donne in post-menopausa e il 15% degli uomini. Il manifestarsi di due o più Fx da fragilità è indice di severità dell'OP indipendentemente dai valori di BMD. Una frattura vertebrale lieve o di polso sono considerati elementi clinici sufficienti a far sospettare la presenza di osteoporosi. Tuttavia, nella pratica clinica dell'ortopedico di Pronto Soccorso, in un paziente con Fx vertebrale o di polso, spesso l'OP non viene indagata e numerosi studi su pazienti post-fratturati ne confermano la scarsa attenzione al suo inquadramento e trattamento (meno del 20% nella maggior parte delle rilevazioni).
2. Valutazione del paziente
L'osteoporosi e le sue complicanze (Fx da fragilità) hanno una patogenesi multifattoriale; alcuni fattori aumentano il rischio fratturativo mediante la riduzione della massa ossea (BMD) (sesso femminile, inadeguato apporto di calcio con la dieta, scarsa attività fisica, menopausa precoce), altri aumentano il rischio di cadute e di conseguenza delle fratture (disabilità, abuso di alcool, farmaci, fattori ambientali), altri ancora agiscono sia sulla massa ossea che sul rischio di cadute (età, fumo, basso peso corporeo, deficit di vitamina D).
Le fratture costituiscono un grave problema di salute pubblica; le terapie attualmente disponibili riducono significativamente il rischio di fratture, tuttavia in oltre il 50% dei pazienti si rileva un inadeguato outcome clinico. Nel 2000 il numero di fratture è stato stimato essere di 9 milioni di cui il 61% nelle donne. Le fratture da OP si associano a grave morbilità e significativo aumento della mortalità mentre le conseguenze non fatali sono rappresentate da dolore, compromissione fisica e perdita di abilità funzionale.
L'ortopedico dopo avere trattato la Fx nel modo che riterrà più opportuno (trattamento conservativo o cruento), dovrebbe condurre un'anamnesi accurata per ottenere informazioni sulla storia clinica che consenta di rilevare la presenza di fattori di rischio per osteoporosi e fratture. Inoltre dovrebbe richiedere la misurazione della BMD attraverso la DXA e l'esecuzione degli esami di laboratorio di primo livello per escludere la presenza di forme di osteoporosi secondaria.
La misurazione della BMD è necessaria allo scopo di fornire un criterio diagnostico e di informazioni prognostiche sulla probabilità di ulteriori nuove fratture ed, inoltre, serve come riferimento basale sul quale monitorare l'evoluzione della malattia nei pazienti trattati e non trattati.
3. Gestione clinica del paziente con OP Severa
L'osteoporosi è causa di un numero sempre maggiore di fratture da fragilità, le quali richiedono un impegno sempre più elevato da parte del chirurgo ortopedico, il quale, specialmente in regime di Pronto Soccorso, svolge un ruolo troppo spesso solo chirurgico, tralasciando di attuare il corretto approccio finalizzato ad accertare e quantificare la presenza della malattia, nonché di instaurare l'appropriata terapia farmacologica.
Nella gestione del paziente con Fx da fragilità, ossia per traumi a bassa energia, l'ortopedico dovrebbe sempre valutare la gravità dell'osteoporosi e la presenza dei fattori di rischio.
Considerando i dati demografici ISTAT dai quali emerge che dal 1950 la speranza di vita in Italia è aumentata di circa 4 mesi all'anno attestandosi oggi a 77,9 per gli uomini e 84,4 per le donne (una donna su cinque ed un uomo su sette, quindi, sono oggi "over 65" anni di età), dal punto di vista economico, si stima che il SSN abbia dovuto sostenere per le fratture di femore degli anziani una spesa superiore al miliardo di euro.
4. Approccio terapeutico
Vi è un incremento esponenziale del rischio di incorrere in nuove fratture nei soggetti che hanno già riportato una prima frattura da fragilità e che non assumono un'adeguata terapia, oltre al fatto che vi è una minor tenuta dei mezzi di sintesi. È necessario, dunque, che al paziente con frattura da fragilità, correttamente trattato dal punto di vista ortopedico-chirurgico, sia prescritta una corretta terapia farmacologica per ridurre il rischio di ulteriori fratture. Il principale obiettivo del trattamento dell'OP è di prevenzione le Fx.
I pazienti con OP severa, ossia con più di una Fx vertebrale prevalente o Fx di femore, sono ad alto rischio di nuove Fx e queste si associano ad un drammatico peggioramento della QoL e dell'aspettativa di vita. Il trattamento con i bisfosfonati non si associa ad una sensibile variazione della massa ossea e talora non è sufficiente a ridurre il rischio di Fx nei pazienti con Fx prevalenti. I farmaci antiriassorbitivi sono soprattutto utili nei pazienti con OP di medio – moderato ma non in quelli con OP severa.
Nei pazienti con OP severa trattati con teriparatide, invece, è stato osservato un reale incremento della massa ossea ed una significativa riduzione del rischio fratturativo indipendente da valore di rischio iniziale. Partendo dalla frattura, che è la principale complicanza dell'osteoporosi, è indispensabile che il chirurgo ortopedico svolga la sua parte assumendo un ruolo attivo nel management del paziente fratturato per ridurre il rischio di successive fratture e per migliorare l'outcome a lungo termine contribuendo ad arrestare la spirale discendente della salute e della qualità della vita.
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